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Cambiamento climatico: le multinazionali colpevoli

May 23rd, 2014 by Il Blog di Manni Energy in Energie rinnovabili

La rivista Climatic change ha pubblicato i risultati sorprendenti del suo ultimo studio sulle cause del cambiamento climatico.

A provocarlo sono state principalmente 90 aziende, alcune delle quali sono multinazionali molto note come Chevron, Exxon e BP. Controllando l’elenco delle aziende sembra che la maggior parte di esse operino in ambito petrolio, gas e carbone.

Secondo gli esperti la raccolta di questi dati è l’ennesimo cortese invito a darsi una calmata con le emissioni di carbonio per le aziende responsabili. Già a settembre infatti l’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) delle Nazioni Unite ci avevano avvertiti: a questi ritmi in meno di trent’anni raggiungeremo la soglia permessa nelle emissioni di biossido di carbonio; una volta superata il rischio è che il riscaldamento superi i 2 gradi.

Nel mondo ci sono migliaia di produttori di petrolio, gas e carbone – ha affermato Richard Heede, climatologo, redattore del Climate Accountability Institute – Prendendo ... vai al blog

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Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.

October 4th, 2010 by Niccolò in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna, Salute e benessere

I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.

Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della Louisiana sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.

Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.

Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la “marea nera”. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all’uomo.

Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo … continua

Golfo del Messico: chiusa la falla con una mega-iniezione di fango. Ma il corallo muore.

August 5th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente

Marea nera: successo operazione “Static Kill”: chiuso il pozzo con mega-iniezione di fango. Obama: siamo alla fine della lunga battaglia.

L’operazione ”Static Kill” ha avuto successo, e il pozzo sottomarino Macondo della BP che, dal 22 aprile riversava greggio nel Golfo del Messico, è stato chiuso ieri, con una iniezione di fango nel giacimento durata una giornata. Ora verrà iniettato cemento per chiudere definitivamente la falla, che ha scaricato in mare cinque milioni di barili di petrolio.

Soddisfatto il presidente Obama, che ha commetato: ”Siamo contenti di constatare che dopo mesi la lunga battaglia è alla fine”. Ancora da quantificare i danni alla fauna marina, alla pesca e al turismo. La BP assicura, ”pagheremo fino all’ultimo dollaro”.

Ma c’è un nuovo allarme: il liquido disperdente uccice il corallo. Nel Golfo del Messico la popolazione di corallo è in pericolo per colpa del disperdente utilizzato per eliminare le fuoriuscite di petrolio dalla Deepwater Horizon. A darne notizia un nuovo studio, … continua

Marea nera: c’è un nuovo allarme, si è aperta un’altra falla.

July 22nd, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Salute e benessere

Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata qualche giorno prima. Il governo americano chiede un nuovo piano di emergenza alla Bp.

Un’altra fuoriuscita di petrolio sarebbe iniziata nell’area del pozzo sul fondo dell’oceano nel Golfo del Messico che era stato appena tappato.

Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata la scorsa settimana dai tecnici della Bp.

Lo hanno detto, con grande allarme, le stesse autorità statunitensi che ora chiedono all’azienda britannica di tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato.

In serata il governo ha diffuso una lettera del responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre “anomalie” di natura sconosciuta.

La Bp ha installato la scorsa settimana un’enorme campana sull’orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo. … continua

“Top hat 10″, il nuovo tappo per cercare di arginare la marea nera.

July 13th, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Ennesimo tentativo per arginare la marea nera nel Golfo del Messico. La Bp è riuscita a posare il nuovo “tappo” sul pozzo di petrolio nei fondali. Michelle Obama: “Importante per il Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli”.

La copertura dovrebbe riuscire a contenere integralmente la fuga dei milioni di litri di greggio che da oltre tre mesi si riversano quotidianamente nell’oceano.

Le prossime 48 ore saranno cruciali per capire se l’operazione ha avuto successo: le immagini diffuse sul sito internet del gruppo petrolifero britannico mostrano la posa del tappo a una profondità di 1.500 metri.

Battezzato “top hat 10″, il nuovo imbuto sostituisce il modello precedente che raccoglieva al massimo 25.000 barili di petrolio, contro i 35.000-60.000 che sgorgavano dal pozzo.

Saranno chiuse le valvole del gigantesco coperchio per controllare la pressione interna del pozzo e verificare il flusso del petrolio.

Dalle prime immagini tv il nuovo tappo spesso cinque metri e del peso di 40 tonnellate posato dai robot sottomarini sembra aver fermato completamente la fuoriuscita di … continua

Nichi Vendola: No a trivelle per il petrolio in Puglia!

July 12th, 2010 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Sviluppo sostenibile

La ricerca di nuove fonti di petrolio è l’ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all’imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio.

In Italia le attenzioni delle grandi aziende petrolifere sono rivolte alla Puglia.

A Monopoli (a sud di Bari) si sta tentando di installare trivelle per il greggio; così come si è rischiato accadesse anche per le Isole Tremiti, un paradiso terrestre ricco di turisti e caro a Lucio Dalla.

Altre compagnie, come una società di Houston, vogliono perfino spingersi nell’entroterra pugliese, nella Murgia, che è anche sede di un favoloso parco nazionale.

Questa colonizzazione avvalora l’opinione pubblica crescente della popolazione del Sud Italia che si considera la “pattumiera” del Paese. Giuseppe … continua

Marea nera: L’uragano Alex complica le operazioni per arginare il disastro ambientale.

July 1st, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l’uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L’uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni.

Come se non bastassero per la Bp i guai provocati dalle migliaia di barili di petrolio che da 71 giorni sgorgano dal fondo del mare, nel Golfo del Messico ha fatto la sua comparsa l’uragano Alex.

L’occhio dell’uragano Alex, il primo della stagione ciclonica dell’Atlantico e e il primo in giugno da 15 anni a questa parte, ha raggiunto la notte scorsa (alle 4 ora italiana) la costa nord-orientale del Messico, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti.

Alex, che viaggia a una velocità media di 165 chilometri orari, ha sollevato sulla superficie del Golfo onde anche di 4 metri che hanno reso vani tutti gli sforzi fatti finora. Alex è accompagnato da piogge torrenziali e venti impetuosi.

Molte attività in corso sono state sospese e le imbarcazioni da giorni in mare per pulire dal petrolio sono rientrate in porto e, dopo l’uragano, i programmi di lavoro dovranno ricominciare da zero. La Bp ha proposto alle altre compagnie l’istituzione di un fondo di … continua

Allarme marea nera: la falla si allarga, un pescatore si suicida.

June 25th, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il “coperchio” che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. “Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro”.

Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp nel Golfo del Messico.

Il capitano di una nave da pesca si è suicidato, con un colpo di pistola. Secondo il medico legale, l’uomo, William Allen Kruse, 55 anni, non aveva problemi di altro genere se non la disperazione per aver perso il lavoro a seguito del disastro ambientale.

Ci sarebbe anche un’altra vittima, anche se le autorità della Louisiana spiegano che non si trattarebbe di un decesso direttamente legato alle operazioni di contenimento del greggio.

E l’emergenza continua: in seguito a un incidente provocato da un robot sottomarino, i tecnici sono stati costretti a rimuovere il “coperchio” che conteneva la fuoriuscita di … continua

Disastro ambientale nel Golfo del Messico: la BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza della piattaforma esplosa.

June 21st, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

La British Petroleum sapeva che c’erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest’ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi.

esplosione-piattaforma-petrolifera Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all’esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza.

L’operaio si chiama Tyrone Benton e, in una interessante intervista shock, dichiara alla BBC che il sistema di sicurezza difettoso responsabile della falla non fu riparato, ma soltanto chiuso e che ci si affidò ad un secondo sistema di sicurezza.

Benton continua affermando che la responsabilità della manutenzione dei sistemi di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (poi esplosa lo scorso 20 aprile) era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, la quale ha affermato, prima dell’incidente, di aver testato con successo quel sistema di sicurezza.

Il sistema di sicurezza è chiamato “blowout preventer” (Bop), e serve proprio a “prevenire” le fughe di gas: si tratta del sistema di sicurezza più importante dell’intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale.

Il meccanismo che impedisce le fughe di gas è il più critico di tutta la piattaforma. Il Bop è stato progettato per prevenire disastri ambientali proprio come quello del 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico.

La parte funzionale alla prevenzione dei disastri del Bop, dice ancora la Bbc, sono delle unità di controllo (control pods), che rilevano se vi sono irregolarità.

“Abbiamo notato – racconta l’operaio sopravvissuto Tyrone Benton - una perdita sull’unità di controllo e abbiamo informato gli uomini della compagnia”. Questi ultimi “stanno in una sala di controllo, da dove potevano accendere o spegnere quell’unità di controllo e accenderne un’altra, così da non dover interrompere la produzione”.

Intervistato dalla BBC, il professor Tad Patzek, dell’Università del Texas, ha definito “inaccettabile” questo comportamento: “Se si intuisce che il Bop non sta funzionando a dovere, lo si deve riparare a qualunque costo”.

Secondo l’operaio, riparare l’unità di controllo piuttosto che attivarne un’altra avrebbe però significato interrompere temporaneamente l’attività di trivellazione sulla piattaforma Deepwater Horizon, “che - ha aggiunto – costava alla BP 500mila dollari (circa 400mila euro) al giorno”.

Per arginare la marea nera nel Golfo del Messico, la British Petroleum ha riferito di aver speso finora circa due miliardi di dollari tra lavori di recupero del petrolio, perforazione del pozzo di soccorso, donazioni agli Stati rivieraschi del Golfo e somme versate alle autorità federali.

Nei giorni scorsi la compagnia, che ha ricevuto 65mila richieste di risarcimento e ne ha soddisfatte 32mila, per un totale di 105 milioni di dollari, ha annunciato la creazione, su richiesta della Casa Bianca, di un fondo di 20 miliardi per garantire il pagamento dei costi.

Secondo gli esperti il pozzo ha una riserva di circa 50 milioni di barili e con un flusso di 60mila giornalieri potrebbe continuare a disperdere oro nero in mare per un periodo dai due ai quattro anni.

Una volta esaurito il gas naturale contenuto nel giacimento – forza motrice del greggio, che deve vincere una pressione di 150 atmosfere – il tasso di perdita sarebbe però di gran lunga inferiore.

La BP e l’amministrazione Obama sperano di poter arginare completamente la fuga entro il prossimo agosto con lo scavo di altri due pozzi collaterali, in modo da far defluire il greggio. In caso di fallimento, le conseguenze ambientali sarebbero incalcolabili.

Guarda il video: “Louisiana – Gli uccelli ricoperti di petrolio”

Marea nera nel Golfo del Messico: conseguenze disastrose per anni.

June 9th, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

L’ammiraglio Allen: il petrolio si sta disperdendo. Le operazioni di recupero vanno avanti. Interessati 200 chilometri di coste. Erin Brokovich si schiera con i pescatori. E la Casa Bianca annuncia multe pesantissime alla Bp.

marea-neraLa marea nera, dopo le ultime operazioni, è diventata una vasta chiazza di “centinaia di migliaia di macchie che vanno in diverse direzioni”. Un quadro preoccupante, quello descritto dall’ammiraglio Thad Allen, coordinatore delle operazioni di contenimento della perdita di greggio nel Golfo del Messico.

Soprattutto se si tiene conto del fatto che la costa della regione risentirà “per anni” delle conseguenze del disastro. Tra l’altro bisogna anche augurarsi che non ci siano uragani in vista, perché in tal caso la Bp sarebbe costretta a fermare le operazioni di contenimento.

Finora la British Petroleum ha speso 1,25 miliardi di dollari per cercare di arginare la marea nera. Una cifra destinata a crescere, soprattutto per via delle multe, ha assicurato Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca: “Loro sono quelli che hanno colpa e loro si accolleranno i costi che, c’è da immaginare, saranno ben più alti dei guadagni che potranno … continua

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