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Clima

Fa sempre più caldo? Oppure è sempre più caldo?

July 12th, 2010 by Diego in Clima

L’Italia non è il mondo, ma soltanto una minutissima parte di esso. Precisamente, l’Italia rappresenta 300km2 su 150 milioni di km2 di terre emerse. Il paragone serve per esprimere il concetto che la storia di un Paese non fa la storia degli altri. In questo caso, parliamo di “storia metereologica”.

Nei primi mesi del 2010, si è percepita una temperatura più bassa, e le giornate piovose, soprattutto nel Nord Italia, sono state abbondanti in confronto agli anni passati.

L’opinione comune risulta quindi tendere verso al convinzione che quest’anno sia caratterizzato da una diminuizione della temperatura atmosferica. Niente di più sbagliato. Anche se è presto per fornire conclusioni scientifiche sul rapporto annuale dell’andamento metereologico nel 2010, qualcosa di importante è già emerso.

Nel nostro Paese, l’ignoranza scientifica si esprime massimalmente nel concetto di “percezione” di un fenomeno, indipendentemente dalla sua realtà fisica. I media comunicano principalmente in base a questo concetto, provocando un aumento ulteriore del rischio di … continua

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Le biomasse forestali per produrre energia.

July 5th, 2010 by Niccolò in Clima, Ecologia dell'ambiente, Energie rinnovabili

Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c’è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità.

La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse legnose per la produzione di energia e di prodotti rinnovabili rappresentano probabilmente il più rilevante contributo degli ecosistemi forestali alla riduzione della concentrazione atmosferica di gas serra, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.

Sul quadro normativo, se ci riferiamo ad impianti alimentati a biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o cogenerazione, le soglie da considerare sono molto precise: fino a 200 kw è necessaria semplicemente una DIA (Denuncia di Inizio Attività: è un atto di tipo amministrativo), mentre oltre questa soglia bisogna considerare l’Autorizzazione Unica, nell’ambito della “conferenza di servizi”, il che significa seguire una procedura un po’ più complessa.

Recentemente è stata considerata l’idea di utilizzare la DIA fino ad un 1Mw di produzione elettrica, ma sono stati espressi dei dubbi, perché, se così fosse, un soggetto … continua

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Conclusa la 1° conferenza islamica sul clima.

March 4th, 2010 by Diego in Clima, Ecologia dell'ambiente, Sviluppo sostenibile

Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.

BogorSi è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana’a (Yemen) sono state individuate come ”le quattro città verdi del mondo islamico”.

Ovvero, si tratta di esempi da seguire in nome del rispetto dell’ambiente.

Durante la due giorni di conferenza, i partecipanti hanno inoltre discusso su come i paesi musulmani possono contribuire alla lotta contro i cambiamenti ambientali e sulla necessità di formare una “Moslem Association for Climate Change Action (MACCA)”, ovvero un’organizzazione ombrello incaricata di portare avanti i programmi del gruppo.

La conferenza di Bogor segue l’agenda del “Moslem Seven Year Action Plan for Climate Change (M7YAP)”, dichiarata a Istanbul, Turchia, nel giugno del 2009. Questa prevede, appunto, un coinvolgimento sempre maggiore e graduale dei paesi islamici nei prossimi sette … continua

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“Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua”.

December 24th, 2009 by Diego in Acqua, Aree naturali protette, Aria, Clima, Ecologia dell'ambiente, Terra

E’ il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.

Molti Stati “hanno dichiarato il proprio impegno” per contrastare il fenomeno della “deforestazione selvaggia” e del “commercio di legname illegale”, “ma pochi passano poi dalle parole ai fatti”.

Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, “l’Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest’obiettivo”.

“La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi”.

“Ma -sottolineano gli ambientalisti- l’espansione delle attività agricole, dell’edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato

la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari”.

“Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che

solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici” afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.

Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l’uomo ed il pianeta terra.

Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,

tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.

Un’urgenza confermata dall’obiettivo ‘zero deforestazione entro il 2020′ lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta”.

Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.

Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell’attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l’1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.

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E’ in funzione la rete “Share” per monitorare clima e ambiente.

December 22nd, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile

Il presidente del Comitato Evk2Cnr, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese “rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, Stations at high altitude for research on Environment, realizzata dal Comitato Evk2Cnr”.

“La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima e ambiente. Anche in base a questi dati, gli scienziati di tutto il mondo che lavorano per i programmi dell’Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite) o del Wmo (Agenzia Meteorologica Mondiale) elaborano modelli previsionali sul cambiamento climatico in atto”.

Gli scienziati del Comitato EvK2Cnr, così come auspicato anche dalla Commissione Europea, hanno quindi previsto anche un ampliamento delle reti di monitoraggio atmosferico in Italia per controllare i mutamenti climatici in atto nel nostro paese.

“L’obiettivo è quello di creare una rete nazionale di stazioni ad alta quota in grado di fornire in modo integrato una corretta valutazione dei dati di fondo dell’inquinamento e un supporto importante allo studio dei mutamenti climatici nell’area Mediterranea … continua

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The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.

December 21st, 2009 by Diego in Acqua, Clima, Sviluppo sostenibile, Terra

Al COP15, l’”accordino” tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto.

Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale “The Guardian”.

Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il documento ultra confidenziale dell’Onu, con indicato “do not distribute”, ma che il Guardian ha scannerizzato sul proprio sito.

Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell’aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l’aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di tre gradi.

Joss Garman di Greenpeace ha detto al Guardian che tre gradi in più potrebbero portare “al collasso della foresta pluviale amazzonica, ad una penuria d’acqua che paralizzerebbe il Sud America e l’Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali”.

Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi inondazioni nei paesi già soggetti a tsunami, innalzamento delle acque in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.

Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a Repubblica, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.

Il mare potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.

Ma ha senso che l’Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?

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COP15: finalmente c’è l’accordo, tra soddisfazione e critiche.

December 19th, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile

L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest’intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi.

Finalmente, il presidente Obama ha trovato un’intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre all’innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.

Lo stesso funzionario americano ammette che l’intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di “un primo capitolo importante”: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è “uno storico passo” su cui costruire in seguito.

“Il tempo delle parole è scaduto. Non c’è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un’intensa giornata di colloqui.

Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l’espressione “accordo di Copenhagen” e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il … continua

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COP15, Obama: ”Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire”.

December 18th, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile

Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l’ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy “punta il dito” contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.

”La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda”, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.

”La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla” ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, ”nel quadro di un accordo generale” annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra ”indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen”.

Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un’aria di ottimismo in vista dell’accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy … continua

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COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l’arrivo di Obama.

December 17th, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile

Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: “Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti”.

Il testo danese è definito dall’agenzia stampa Xinhua “senza valore e distruttiva”. La posizione cinese, viene sottolineato, è sostenuta da Brasile, India, Sudafrica e altri Paesi in Via di Sviluppo.

Oggi arriverà a Copenhagen anche il primo ministro Wen Jiabao, che assumerà la guida della delegazione di Pechino.

Intanto fonti della delegazione danese hanno riferito ai media locali che tutti i tentativi di raggiungere un compromesso sono falliti.

La Danimarca, paese organizzatore della conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, avrebbe infatti rinunciato alla possibilità di raggiungere un accordo finale. … continua

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“Il 2010 sarà l’anno più caldo di sempre”.

December 12th, 2009 by Diego in Clima

La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell’oceano Pacifico.

“Il 2010 sarà l’anno più caldo di sempre”.

Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, che hanno presentato uno studio al vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenhagen.

Per gli esperti britannici, ci sono il 90% delle possibilità che il 2010 abbia una temperatura media di 14,58°C, presentando un aumento di 0,06°C sulla temperatura media dell’anno anno più caldo fino ad oggi, il 1998.

La ragione di questo incremento di temperatura è da ricercarsi nella combinazione del surriscaldamento globale e del riproporsi del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che provoca periodicamente un innalzamento della temperatura delle acque … continua

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