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Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.

October 4th, 2010 by Niccolò in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna, Salute e benessere

I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.

Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della Louisiana sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.

Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.

Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la “marea nera”. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all’uomo.

Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo danni in questo senso, seppur in modo più attenuato.

Il team di questa università continuerà ad effettuare i campionamenti ancora a lungo, anche perché prosegue la catalogazione degli ingenti danni ambientali che la marea nera ha provocato: aver fermato la falla non significa aver eliminato le sostanze nocive.

Gli organi federali americani, le associazioni ambientaliste, e i gruppi di ricerca, proseguono nei loro lavori anche per tenere sott’occhio l’atteggiamento della società BP, che sembra spesso incline all’alterazione ed attenuazione dei dati (in realtà allarmanti) che si continuano a raccogliere.

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