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Contro il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: Greenpeace passa all’azione.

March 17th, 2010 by Elisa in Acqua, Aree naturali protette, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa.

rigassificatoreQuesto rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all’interno della zona tutelata dall’Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: Greenpeace ha deciso quindi di passare all’azione.

I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL. Il gas naturale viene liquefatto nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa – 161°C, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.

I rigassificatori sono impianti dal forte impatto ambientale; quelli offshore (in mare aperto) inquinano il mare perché utilizzano, per il processo di riscaldamento del gas, masse enormi di acqua marina che poi rilasciano raffreddata e clorata.

Il progetto di rigassificatore offshore di Livorno/Pisa è unico nel suo genere: sarebbe infatti il primo rigassificatore in mare e su nave (onboard) realizzato in tutto il mondo.

L’operazione di travaso di gas liquido tra navi oscillanti è molto pericolosa, che può causare sversamenti di GNL e conseguenti incendi dalla potenza inaudita: per questo per molti anni essa è stata proibita dalla legge.

La zona in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto offshore è inoltre a ridosso di una faglia sismica che ha causato ripetute scosse (almeno quattro negli ultimi 20 anni). Per questi motivi, e per molti altri ancora, molti cittadini di Pisa e Livorno da anni intraprendono una battaglia per opporsi al progetto, preoccupati dal fatto che gli esiti di un incidente potrebbero essere catastrofici.

Le preoccupazioni riguardano però anche l’impatto ambientale dell’impianto stesso, al di là di possibili incidenti. La situazione del Santuario dei Cetacei è, secondo Greenpeace, critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere ”attese”, mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni ’90.

Secondo l’associazione ambientalista lo stato di degrado dell’area, già acuito dal traffico navale e dall’inquinamento, aumenterà drammaticamente con l’accensione dell’impianto offshore: per questo alcuni attivisti il 16 marzo hanno realizzato un’azione di protesta incatenandosi alla nave che sta lavorando alla sua costruzione.

La nave di Greenpeace “Rainbow warrior” si è accostata alla nave che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare. Tre gommoni si sono avvicinati, da due sono partiti i climbers che si sono arrampicati fin sulla cima delle gru buttando giù striscioni di protesta “Fine del Santuario” e “Ministro salva il Santuario”.

Il terzo gommone si è affiancato alla nave per scrivere sulla fiancata “Balene finite”. Dopo dodici ore passate aspettando una risposta dal Ministro Prestigiacomo, i climbers sono scesi, delusi, dalle gru, profondamente rammaricati dall’indifferenza del Governo.

Quello che viene da chiedersi è chi, in alto, sia ancora interessato a proteggere in maniera concreta l’ecosistema marino…

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